Descrizione
Secondo giorno nel porto di Stanley (capitale dell’isola dell’est) nell’arcipelago delle Falkland. Non paghi del mesetto passato a gironzolare per Signy Island, e volendo trarre il massimo da questo viaggio straordinario, condividiamo di non stare nel porto a “dondolare” con la nave ... come fanno i marinai ! E quindi anche se e’ domenica, facciamo il giro con lo sguardo e verso ovest due cime (piu’ una terza lontanissima piu’ arretrata) attirano il ns. Interesse : e sia, una gita alle TWO SISTERS. In realta’ la direzione era gia’ stata ipotizzata dopo una chiaccherata sull’argomento con Bruce, la guida scozzese di Signy Island, prima di partire: ma di cime non si era parlato ! Ce la faremo ad arrivare e tornare in giornata ? Sono cimette (circa 400 m slm) ma stanno abbastanza lontano ...
E in effetti, quasi due ore per arrivare all’altra estremita’ del golfo/fiordo di Port William fiancheggiato dalla citta’ di Stanley e poi ... avanti in una vallata larga, ampia bellissima che punta dritto alle due sorelle ! Forse non e’ corretto da un punto di vista storico, considerare la guerra una forma di incivilta’, visto che tutte le piu’ grandi civilta’ ne hanno fatto un “ampio uso” ma la natura incontaminata e selvaggia del posto, convive con una sola cosa che un po’ la offusca e quantomeno la “disturba”... le testimonianze della guerra delle Falkland del 1982.
Infatti l’unico segno del passaggio umano, in un panorama di assoluta naturalezza, con una sola strada bianca molto grezza, con cime senza nome intorno, con questa “torba” bruna omnipresente caratteristica del suolo dell’isola, sono le tracce del conflitto con l’Argentina. No qui, non si puo’ andare “DANGER MINES” reticolati e cartelli parlano chiaro (peraltro ci avevano avvertito), quel “recinto” che si vede su quel versante a mezzacosta non e’ un ovile ... ma ancora cartellini rossi rettangolari e triangolari a indicare il pericolo ... sulla cresta che porta alla prima e poi alla seconda SISTER tracce di ogni tipo. Segni di esplosioni con schegge di bombe dovunque, fili elettrici seminterrati (di telefono ? di detonatori ?) che ci guardiamo bene dal toccare, cassette fatiscenti di munizioni o bombe, i resti di una barella portaferiti, tracce di bivacchi sotto gli anfratti delle rocce, qualche scarpa, un sostegno forse di una mitragliatrice o di un binocolo ... insomma tutti segni che riconducono inequivocabilmente alla sofferenza e al martirio di chi, non secoli fa, ma trentanni fa, ha dovuto combattere sacrificando anche la propria vita per scelte fatte da altri non giudico se giuste o sbagliate, ma quantomeno discutibili.
Che le isole qui siano un punto strategicamente improtante e’ fuori dubbio: per l’Antartide, per fare il passaggio dall’Atlantico al Pacifico senza dare nell’occhio al canale di Panama, ma che qualcuno in epoca recente, abbia deciso freddamente di sacrificare la gioventu’ del proprio paese per rivendicare chissa’ quale diritto o di contrastare tale rivendicazione con bombe, mine e mitragliate, appare quantomeno ... incivile !
Il posto e’ pero’ bellissimo, oltre alla natura incontaminata, la grandissima baia di Stanley e la mitica RRS E. Shackleton appaiono appena vibili sull’orizzonte. Qualche traccia di strada rigorosamente sterrata, le tipiche manifestazioni delle morfologie periglaciali (i block-stream gia’ descritti da C. Darwin e denominate qui ... gli stone runs) completano un quadro di rara bellezza e di natura veramente selvaggia.
La cima di una delle due sorelle ci gratigfica con la vista dell’altro lato della piccola dorsale con un campo eolico in lontananza e l’altra costa, quella meridionale dell’isola. Tre scarpe con dentro una corona del rosario, posate sopra un sasso ci fanno rabbrividire: pur essendo la zona classificata “sicura” il pensiero che qualche posatore di mine “giocherellone”, possa aver posato qualcosa di fatale in un posto imprevedibile, non ti molla. Questi tristi reperti non contribuiscono a rassicurarti e si procede ... Anche la lapide sulla cima che ricorda 4 militari inglesei caduti proprio li, sulla cima piu’ occidentale delle Two Sisters, non lascia spazio a interpretazioni diverse da quella piu’ immediata e il libro-quaderno della vetta (lasciato a disposizione dell’escursionista) dentro una cassetta di munizioni, non lascia dubbio leggendo i msgg di chi ci ha precedeuto. Leggo due tre messaggi che a differenza di quelli “nostrani” delle nostre alpi invece di inneggiare all’alpinismo e allo sport deprecano questa terribile forma di incivilta’ che e’ la guerra, togliendo qualsiasi dubbio che le sensazioni e le nostre percezioni ... inquiete ... sono state le stesse di chi ci ha preceduto.
Comunque, bellissima sfacchinata di 10 ore, che arrivati alla nave e rivedendo da lontano le cime “conquistate” ci riempie di soddsfazione. Ci ha strappato anche un sorriso, facendoci dimenticare le tristezze nate dalle considerazioni fatte, il commento di due marinai dell’equipaggio “ ... e gia’, i due italiani, dopo un mese e mezzo di Antartide ... dove, se non dalle ... TWO SISTERS !”
F.
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